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27.01.2019

LUCIANO BERTOCCHI

Scivolando nel sonno


Luciano Betocchi
Luciano Bertocchi - Malborghetto (UD) 17.12.1933

È una di quelle notti.

A volte capita che il sonno non voglia proprio arrivare e mi lasci inerme, a letto, in attesa. Provo a fare spazio, a chiudere fuori i pensieri del giorno, ad abbandonare per un attimo il mio mondo “fisico”. Così lascio correre passioni e ricordi che mi portano inevitabilmente in montagna, su sci stretti.

Mancano 105 giorni alla mia 44esima Marcialonga. Non avrei mai potuto prevedere in quel lontano1970, quando giovane professore di fisica nucleare in trasferta ad Oslo mi capitò tra le mani un giornale in cui si parlava della prima Granfondo d’Italia nelle Valli di Fiemme e Fassa, che dopo 46 anni sarei stato ancora qui, con la voglia di partire di un ragazzino, con la stessa emozione di sempre. È stata, è, una compagna di viaggio per me, Marcialonga, tanto da diventare nel tempo il più potente tra i sonniferi: ripercorrere mentalmente il percorso mi fa scivolare nel sonno, in barba alla conta di tante saltellanti pecorelle…

Moena. Sono in partenza, tuta gialla e il passo leggero di un tempo. Si respira l’adrenalina prima del grande via. Tutto è impazienza, emozione, scalpitio. Non sento neppure il freddo. Sono solo in attesa.

Uno sparo. E poi si aprono i cancelli e io posso finalmente lasciarmi andare sulla neve.

Sono appena uscito dal lancio e vedo già la prima rampa, dietro alla Centrale elettrica, che mi porta, rapido, sui prati di Sorte in un falso piano lungo circa un chilometro. Ecco l’abitato di Moena, la parte più antica del paese, le case che si stagliano nella prima luce del giorno, i camini che fumano, la vita che si sveglia dopo l’inerzia della notte.

Passo la caserma della Polizia e sono già quasi a Soraga. ATTENTO!! Qui c’è una delle curve che miete più vittime ma non mi preoccupa, la conosco, la affronto da troppi anni ormai per lasciarmi fregare.

E vedo l’Avisio, compagno di viaggio presente e prezioso nel suo incedere lento, che mi accompagna per i pochi chilometri che mancano all’inizio delle Pontere di San Giovanni, la prima vera difficoltà fisica del tracciato. Centellino le forze, spingo il giusto, salgo con il mio passo, mi concentro sul battito del cuore che aumenta il ritmo. Siamo appena partiti, non posso permettermi di dare tutto e subito. Arrivo in cima e da li una leggera discesa mi porta a Pozza di Fassa e poi in un dolce saliscendi sono a Pera e quindi a Mazzin. Qui ogni anno provo la stessa identica, pervasiva sensazione di perfezione quando mi trovo davanti al gruppo del Sella, alle sue leggendarie cime erte in tutta la loro naturale magnificenza.

E io scivolo, spingo, mi incanto mentre proseguo per Campestrin e poi Campitello e alla fine Canazei. Il giro di boa. Le spalle alla Marmolada e giù attraversando ancora l’Avisio, fra ampi prati innevati e tratti di fitto bosco puntinato di larici e abeti. La parte del percorso che preferisco, quella che mi fa sentire davvero il respiro delle Dolomiti.

Poi sono tutte salite da togliere il fiato, da tagliar le gambe, e discese infinite. Abbandono la poesia. Bisogna tornare nello spirito della competizione, giù, fino a Moena. Vedo a destra la partenza che questa mattina all’alba era densa di aspettative. Fin qui ci siamo. Abbiamo chiuso il cerchio ma la strada è ancora lunga… Cavalese mi aspetta, ma prima ci sono gli altri paesi della Val di Fiemme, il Lagorai a fare da maestosa e selvaggia cornice, la salita più difficile, l’ultima, prima di arrivare all’ambito traguardo, prima di lasciarmi invadere dalla soddisfazione più grande, essere arrivati ancora.

Proseguo in direzione di Predazzo, la strada in leggera discesa, lo spirito rinfrancato dall’essere arrivato dove sono partito, il corpo che risponde bene.

Affondo ancora una volta i bastoncini nella neve e spingo di braccia, come si fa adesso, come fanno i giovani.

Poi mi abbandono finalmente al sonno… Aspettando la prossima partenza.

Concept, intervista e testo: Susanna Sieff
Foto: Alice Russolo
Riprese: Graziano Bosin - Dolomiti TV

L'intervista

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